Il mio 8 marzo

Questa mattina mi è tornata in mente una cosa che mi è successa quando ero un bambino.

Ero in città con mia mamma, eravamo andati a fare la spesa al mercato coperto e tornati al parcheggio, dopo aver messo le buste della spesa in macchina, ci siamo accorti che un pneumatico era forato.

Era la prima volta che mi succedeva, per cui ero curioso di sapere cosa bisognava fare in una situazione come quella.

Senza indugi, mia madre ha tirato fuori dal bagagliaio il crick, la chiave a croce per svitare i bulloni e il pneumatico di scorta. Col crick ha sollevato la macchina (immaginate il volto di un bimbo che assiste a questa “magia”), con la chiave ha svitato i bulloni, ha tolto il penumatico forato per sostituirlo con quello sano. Nel fare ciò, mi ha fatto notare che c’era un perno da far coincidere con un foro sul cerchione, cosicchè fosse possibile infilare i bulloni senza fatica nel loro foro. Mi ha anche spiegato che se avviti fino in fondo con le mani il primo bullone, poi la ruota resta al suo posto e avvitare gli altri bulloni è molto più semplice. Infine ha stretto con la chiave a croce tutti i bulloni, abbassato l’auto e messo la gomma forata e gli attrezzi nel bagagliaio.

Tempo totale per compiere l’operazione: meno di 5 minuti.

Io ero orgogliosissimo della mia mamma, il punto fermo di ogni bambino, che aveva rapidamente risolto quello che a me, all’inizio, sembrava un problema insormontabile.

E oggi, ricordo anche l’espressione degli uomini che prima si offrivano di aiutarla e che poi, al suo cortese rifiuto, si allontanavano stizziti.


Precedentemente pubblicato su Medium

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *